giovedì 22 ottobre 2009

Novara pt.1

ti prererisco
bagnata e nebbiosa,
Novara
sinceramente, no,

non penso di averti mai vista
sorridere


e no, non amo il centro il sabato sera,
preferisco l'Agogna alle 6 del mattino,
là, dietro allo stadio, moleskine e bic nera in mano,
reduce da un cappuccino e un cornetto
al bancone del Salottino:
lieto fine di una notte passata a dormire
in una macchina parcheggiata
in qualche distributore sulla tangenziale,
troppo stanco per guidare..

ecco, in quei momenti sai farti amare.

la lingua?

rumori che ancora non so decifrare,
in nuvole si completano e in nuvole si annullano.

immagino:

la sua pelle è morbida.
un pretesto.
il bacio arriva, giustamente. le labbra dapprima si sfiorano poi, la lingua nella sua bocca, per impedire alle parole di uscire.
un brivido, la mia mano attraverso i suoi capelli.

sabato 17 ottobre 2009

armoniaco

negli scontri tra le nostre teste,
nei rumori metallici e nelle cose che si rompono,
nelle anime perdute e in quelle ritrovate,
nei bicchieri di montenegro,
nelle tazzine da caffè,
negli occhi di chi ci ama,
nella saliva di chi ci odia,
nelle bombole del gas,
nei rubinetti intasati,
nelle sigarette accese e in quelle spente,
nei portafogli carichi e in quelli vuoti,
nelle mani sporche,
nelle labbra tagliate e nei nasi sanguinanti,
nei fiammiferi spezzati,
nelle matite che scorrono sulla carta,
nel fascino dell'inverno,
nella paura di sbagliare,
nel pentimento e nella rivendicazione,
nei flussi di coscienza,
nelle catarsi,
negli umani e nella loro arroganza,
nelle storie tramandate oralmente,
nelle eclissi e nelle nuvole,
nel cielo su di noi,
nel fuoco di una stufa a legna,
nei coltelli troppo freddi,
nelle pentole d'oro,
nella realtà e nella finzione,
nelle bugie che viaggiano veloci,
nelle verità ferme in coda,
nelle chiavi perdute,
nei crateri e nei ghiacciai,
nei negozi di giocattoli,
nelle vetrine d'alta moda,
negli scaffali dei discount,
nelle impalcature e nelle loro vittime,
nei tasti bianchi e nei tasti neri,
nel cuore del palissandro,
nelle zanne d'elefante,
nel veleno e nell'antidoto,
nel passato e nel futuro,
nei piatti perfetti delle pubblicità,
nei reparti d'ospedale,
nelle biblioteche comunali,
nelle collezioni private,
nelle auto non omologate,
nella buona e nella cattiva sorte,
nei fucili mitragliatori,
nelle monete tintinnanti,
nei denti bianchi,
nel lusso e nella povertà,
nei corsi di pronto soccorso,
nelle prove e negli spettacoli,
nei sogni e negli incubi,
nel ghiaccio e nell'eleganza,
nelle periferie dimenticate,
nei microfoni alle conferenze,
negli attrezzi del mestiere,
nei libri riletti e in quelli mai letti,
nell'ego, nel superego e nell es,

continuo a vedere l'armonia.

nel mio caos creativo,
continuo a vederla,
in sincrono col mondo,
nel bene, nel male e nell'indeterminato.

martedì 13 ottobre 2009

la lezione

ma se io e te

non ci si fosse mai incontrati

chissà se poi

ci saremmo sempre mancati


non so come

ma riuscirò a saltare

l'ultima lezione


inevitabile

questa sera non ho molta voglia di scrivere.

ci sono talmente tante parole nella mia testa che l'idea di poterne tralasciare qualcuna mi spaventa.

come tutte le volte c'è un fattore scatenante, la miccia, la prima tessera del domino. Una volta innescato, la reazione a catena è velocissima: riesci a vedere una piccolissima parte degli elementi sprigionati, eppure tutti ti entrano nel cervello, sferzate di vento gelido, tuoni, saette, una tempesta in miniatura, rinchiusa in un cranio. non aspetta altro che uscire e ci prova in tutti i modi.

ti viene voglia di strapparti il cuore e sbatterlo sul tavolo, dire «fatene ciò che volete, non mi serve più».

sì, è tutto molto simbolico..

finisco sempre per ferire le persone a cui voglio bene, solo perchè non ci troviamo d'accordo su un punto.

loro mi amano, io mi odio.

mi amano perchè non hanno ancora capito che cosa sono. forse l'hanno capito ma non vogliono accettarlo. forse vorrebbero cambiarmi, forse mi farebbe stare meglio..

in ogni caso io ho capito che cosa sono, che cosa non sono, di cosa sono capace, di cosa non sono capace. e per questo mi odio, come dovrebbe fare chiunque.

sono come una trappola scavata nella terra, coperta di ghirlande di fiori, l'infezione che presto finirà per cancellare tutto ciò a cui tengo.

inevitabile.

domenica 11 ottobre 2009

3.30 am

3.30 am

tutti se ne sono andati.

le strade, che prima erano solo vuote,
ora sono anche mute.

restano solo quelle sigarette
che non riesci a spegnere,
tra i coriandoli di vita
rimasti incastrati nel sanpietrino.

martedì 6 ottobre 2009

visionario

seriamente,
tutto quello che riesco a pensare, lo prendo, lo accartoccio ma si scioglie tra le mie dita prima che io possa gettarlo via. allora continuo a osservarlo colare lungo il mio braccio, lentamente, fregandosene della gravità, torna da dov'era venuto, rientra nella mia testa e ancora, lì dentro, fa scattare quella molla ormai arruginita che è un ricordo abbastanza vago.
in questo ricordo ci sono io nel mezzo di un edificio enorme, probabilmente una specie di cattedrale.. sì, sono nel cortile di una cattedrale. é inverno ma non sento abbastanza freddo per lamentarmi. la sola cosa che irrigidisce i miei muscoli e fa battere i miei denti è una presenza. non saprei spiegare come faccio a percepirla, ma so che esiste, almeno in questo istante che poi è l'unico che conta.
a questo punto quella presenza mi parla. impossibile ricordare le parole, ma mi parla. la testa comincia a girare, in quell'istante che dura tuttora. allora sento questa presenza che si tira indietro, capisce di avere destabilizzato la mia apatia, non realizza di avermi fatto sfiorare la salvezza, pensa di avermi fatto del male, distruggendo la mia stabilità che era ormai come una prigione.
la presenza allora smette di fare rumore, comincia a muoversi, allontanandosi, svanendo lentamente nella foschia.
per poi ritornare solo un attimo dopo.

libro

mi sento un po' giù, in questi giorni. quando mi sento così mi metto a leggere un libro. un romanzo, magari. l'altro pomeriggio ho cominciato a leggere un libro. mi piaceva, mi aveva fatto dimenticare quello che mi stava intorno (e anche dentro) e mi sentivo sollevato. ma ogni volta che alzavo lo sguardo da quelle pagine mi tornavono in mente quei pensieri irritanti: devo lavorare. devo parlare. devo mangiare. devo reagire. devo morire. e avevo voglia di fare solo una di quelle cose, quindi mi rimettevo a leggere.

lunedì 5 ottobre 2009

autunno

mi svegliai ancora intontito. andai subito a controllare che tutte le foglie sugli alberi fossero al loro posto. ne mancava qualcuna. scrollai le spalle e tornai a dormire.